Fenomenologia SEO: come sopravvivere nel mare magnum del web marketing

Fenomenologia SEO… due parole che mi frullavano in testa da diverso tempo. In questo sapido e gustoso post ho raccolto e messo a disposizione le mie impressioni sulla faunaflora che compone l’ambiente SEO nostrano, unitamente a un po’ di esperienza professionale e di vita.

Magari quello che leggerete sotto è solo il punto di partenza per una trattazione più ampia.

Magari, un giorno, quanto sotto vi tornerà utile; armatevi di pazienza e prendetevi qualche minuto per leggerlo.

Secondo me ne vale la pena !

Ci SEO o ci fai ?

Ciseocifai ?

E’ con questa, forse angosciosa, domanda che un anno fa iniziai a pubblicare articoli sul tema “SEO e Joomla” e affini.

Il pretesto era, ed è ancora, quello cercare di districarmi nel tentacolare mondo della SEO, provando a capirci qualcosa e, come tutti i SEOfiti (rubo il termine a Francesco Margherita, che mi perdonerà) l’ho fatto documentandomi, frequentando corsi in aula, online, comprando, leggendo libri specifici sull’argomento e, infine, applicando quanto letto e studiato. Oltre a questo, ho cercato di capire come e da chi fosse composto l’ambiente, chi fossero i professionisti di riferimento, quali fossero le persone che con la SEO ci lavorano e ci campano la famiglia.

Nel contempo – frequentando l’ambiente e iniziando a far parte dell’arredamento – l’obiettivo era quello di stringere relazioni e far rete con le persone che avrei ritenuto (e oggi ritengo) valide sotto il profilo professionale e, soprattutto, umano. D’altra parte questo è ciò che si tende a fare in ogni ambito professionale che, immancabilmente, si rivela essere decisamente ristretto (tipicamente si dice “il mondo è piccolo”, in ambito professionale il mondo tende ad essere puntiforme).

Il blog ciseocifai.it nasce, anche, da queste prime frequentazioni e da una convinzione di fondo che, in ambito SEO (come in tutti gli ambiti di lavoro) ci sia gente estremamente preparata, che il mercato lo ha fatto e lo fa, e gente che molto semplicemente la racconta provando ad arrabattarsi e guadagnarsi da vivere, più o meno onestamente.

Non è mia intenzione, naturalmente, classificare nessuno a parte me stesso, cosa che peraltro ho fatto, come vedrete nel proseguo del post. Il mio intento è nobile: definirò alcune “categorie” e darò le chiavi di lettura per poter riconoscere gli appartenenti alle medesime.

Poi, magari sono le chiavi di lettura sbagliate, ma sono le mie. Prendetele per ciò che sono.

La Fenomenologia

Una delle tecniche, utilizzate con successo al Liceo Scientifico “G. Marconi” di Pesaro nei ruggenti anni ’80 del secolo scorso, per rimediare un voto decente nei compiti di italiano era:

  • cercarsi un termine sul vocabolario;
  • trascriverne il significato;
  • ricamare sul significato medesimo, cercando restare in tema, e portare a casa un voto attorno al sei e mezzo/sette e mezzo (la fortuna di avere una Prof. che ti classificava “a monte” per fascia di voto, ti consentiva di poter scrivere ciò che volevi, restando – nel mio caso, appunto – sempre e comunque fra il sei e mezzo e il sette e mezzo).

Oggi, a distanza di 30 anni, ho sostituito il vocabolario con Wikipedia e ho introiettato il delizioso “6 e non più di 6 – come fare un tema decente e rimediare un voto sufficiente” (Roberto “Freak” Antoni, Franco Cosimo Panini – 1993), ma la paraculata resta sostanzialmente la stessa.

Orbene.

Il termine fenomenologia fu introdotto originariamente dal filosofo tedesco di origine svizzera Johann Heinrich Lambert. Nella sua opera Novum Organon, apparsa nel 1764, la fenomenologia designa lo studio delle apparenze illusorie, ossia delle fonti d’errore.

Kant, a sua volta, riprende il termine nei Primi princìpi metafisici della scienza della natura (Metaphysische Anfangsgründe der Naturwissenschaft, del 1786), per indicare una parte della teoria del movimento che considera quest’ultimo soltanto in rapporto alle modalità in cui appare nella sensibilità esterna.

Lambert e Kant ! Che le loro anime abbiano pietà di me !

Nello studiare le apparenze illusorie, spesso fonte d’errore, e considerando l’ambito SEO (e più in generale quello del Web Marketing) soltanto in rapporto alle modalità in cui esso stesso appare nella sensibilità esterna, una delle prime conclusioni a cui sono giunto è la seguente: nessuno nella SEO può affermare, su base razionale e adducendo prove scientifiche, di averci capito qualcosa, della SEO medesima.

Il fatto che qualcuno applichi delle tecniche di ottimizzazione, ottenendo incidentalmente risultati anche clamorosi non è condizione sufficiente per negare l’affermazione precedente.

Apro una rapida parentesi. Sarcasmo e autoironia sono, da sempre, tratti caratterizzanti del mio modo di essere: se non apprezzate questi tratti vi consiglio di interrompere ora la lettura, diversamente da ciò la proseguite a vostro rischio e pericolo. Poi però non dite che non eravate stati avvisati (e conseguentemente mezzi salvati).

Rispetto alle ultime affermazioni la discussione sarebbe lunga e molto probabilmente noiosa, ma vorrei sottolineare i due elementi cardine del mio ragionamento: la base razionale e la prova scientifica.

galileo

Essendo un Ingegnere in Telecomunicazioni e avendo un’impostazione più tecnica che umanistica tendo a prediligere il metodo sperimentale e galileiano che tradurrei in questo modo (per gli umanisti in ascolto): se affermi che una cosa funziona devi presentare le misure e devi essere in grado di riprodurla.

Permettetemi una semplificazione semplicemente mostruosa: la SEO, per sua natura, ha un approccio semi-statico alla problematica, essendo un tentativo di reverse engineering di un algoritmo – quello di Google – che tende ad affinare le ottimizzazioni utilizzate a fronte dei feedback ricevuti, in termini di visite al proprio sito, conversioni, leads generati, etc.

I problemi, con questo approccio sono molteplici ma possono essere ricondotti a due fatti innegabili:

  • l’algoritmo di Google è un segreto industriale;
  • l’algoritmo di Google (quindi le SERP) è (sono) decisamente dinamico.

Il combinato disposto di quanto sopra affermato è che nella SEO non ci capisce niente nessuno. Dirò di più: nella SEO non può capirci niente nessuno (postulato di Battistoni sulla SEO)

Va bene: è una provocazione. Ma dal modo in cui ci si pone e ci si è posti, professionalmente, rispetto al postulato si ricavano le categorie fenomenologiche che mi appresto a descrivere e che, lo dico per le vostre coronarie e fatturati, mi auguro impariate a riconoscere utilizzando i vostri cinque sensi che vi ricordo essere: vista, udito, tatto, gusto e olfatto.

Chi ne avesse un sesto avrà già capito dove voglio arrivare. Bravo !

Disquisiremo nel seguito, naturalmente senza pretesa di esaustività, delle sottoelencate categorie:

  • Il GURU
  • Il Sedicente GURU
  • L’Aspirante GURU
  • Quelli che parlano male di:
    • Salvatore Aranzulla
    • Francesco Margherita
    • Giorgio Tarverniti
  • I Seguaci dei GURU
  • Gli Onesti Lavoratori del Web 
  • Le Social Gnocche

Iniziamo: che Google ce la mandi buona !

Il GURU

 Il Vero Guru

Circondato da uno stuolo di seguaci adoranti, che non vedono l’ora di carpirne i segreti fidando nella trasmissione del sapere per osmosi, il Guru è molto semplicemente uno che ce l’ha fatta.

Professionista stimato e con successi comprovati da settordici progetti web di successo, il GURU non solo la racconta, ma la divulga serenamente (soggetto: la SEO). Settordici non è un termine mio, ma è saccheggiato dallo slang del – per me – geniale Salvatore Russo: non riesco a togliermelo dalla testa. Il settordici, non Salvatore.

Il GURU Ha uno o più blog posizionati in prima posizione su Google per keyword tipo “pizza”, “gnocca”, “italia”, “Ferrari” dai quali tira fuori decine di migliaia di visite al giorno, migliaia di leads e richieste di preventivo per la gioia sua, del suo conto in banca e dei suoi clienti.

Organizza eventi a cui partecipano tutti gli appartenenti alle categorie fenomenologiche che descriverò, compresi – tipicamente – gli altri GURU. Gestisce uno o più gruppi su Facebook, Google+ e affini con migliaia di fedelissimi e attentissimi lettori che, mediamente, si accapigliano fra loro per vari motivi che sono riconducibili, essenzialmente, alla necessità di apparire e far parlare di sé (disquisiremo anche di loro, tranquilli).

Scrive, ha scritto e scriverà libri sulla SEO e su argomenti attigui le cui prime tre edizioni vengono bruciate in poche settimane.

Mediamente simpatico e comunicativo, non si esime dal dispensare perle di saggezza via blog e, quasi sempre, anche via chat (sia essa quella di Facebook o similari) sulla quale è presente 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Odiato e rispettato nella stessa misura, è – con grande appagamento del suo ego, spesso nascosto da sincera o autoimposta modestia – uno dei punti di riferimento della comunità SEO.

Il GURU sta ai clienti come la Montagna a Maometto. Con la differenza che, a differenza del Profeta, il caso “Se il cliente non va dal GURU” non è contemplato.

Il Sedicente GURU

Il sedicente Guru

Il suo più grande desiderio è quello di essere circondato da uno stuolo di seguaci adoranti che purtroppo ancora non ha, però ci lavora alacremente con feroci campagne di personal branding con le quali intasa i Social Media.

Afferma di essere uno stimato professionista, con decine di clienti immensamente soddisfatti e centinaia di siti e blog posizionati in prima pagina su Google.

Se però gli chiedi per quali KW e su quali blog, inizia a fischiettare e/o scopri che è effettivamente primo su Google per parole chiave con un volume di ricerca mensile pari al numero di neuroni funzionanti nel cervello di Flavia Vento.

Il sedicente GURU ha già scritto almeno un libro, superando – così – nettamente il numero di quelli letti. Il suddetto libro è tipicamente autoprodotto o stampato dal parente editore. Il Nostro gestisce gruppi a tema SEO con un numero risibile di utenti (spesso iscritti a loro insaputa), organizza corsi di formazione in cui proietta slides prese da Wikipedia o dai corsi che esso stesso ha frequentato presso i GURU che aspira a sostituire, prima o poi.

Il sedicente GURU è, molto semplicemente, uno che dice in giro di avercela fatta. Però lo dice in maniera talmente convincente che qualcuno ci casca.

Coloro, tipicamente, sono gli appartenenti alla categoria “onesti lavoratori del web” (che diventano, talvolta, “seguaci dell’aspirante GURU”) ai quali rigira, sottopagandoli, i lavori che riesce a prendere.
Eh, sì, perché il sedicente GURU è un venditore della madonna.

Il sedicente GURU sta ai clienti come la Montagna a Maometto. Con la differenza che, a differenza del Profeta, il caso “se il sedicente GURU non va dal cliente” non è contemplato.

L’Aspirante GURU

Il Baffo

Rappresenta l’anello di congiunzione fra i seguaci del GURU (reale o sedicente) di cui discuteremo in seguito e il GURU (reale o sedicente) stesso. Competenze limitate, compensate da un ego ipertrofico e da una capacità commerciale neanche lontanamente paragonabile a quella del sedicente GURU, l’aspirante ritiene:

  1. di potercela fare da solo;
  2. di aver maturato delle competenze solo perché gli hanno passato tre lavori di ottimizzazione on-page;
  3. di avere il mondo in mano solo per aver passato tre ore in compagnia del GURU (reale o sedicente).

Il sedicente GURU è, molto semplicemente, uno che spera, un giorno, di poter dire in giro di avercela fatta, ma nel frattempo prova a venderti servizi SEO a 300 euro tutto compreso.

In questo caso è inutile scomodare sia la Montagna che Maometto.

I Seguaci dei GURU

I seguaci del Guru

Il profilo del seguace del GURU – sia quest’ultimo reale, sedicente o aspirante – è essenzialmente lo stesso.

Non ha ancora trovato una propria collocazione nel mondo della SEO, ma siccome quello del Web Marketing è un settore che tira e dove ci sono spazi illimitati (così dice la leggenda), cercano nel GURU un mentore, una fonte di lavoro o – nella peggiore delle ipotesi – di visibilità personale che vorrebbero poi trasformare in opportunità di lavoro.

Qualcuno gli attribuisce seri problemi di autostima. Ma sono inutili malignità.

Il seguace del GURU spera, si diceva poc’anzi, di carpirne le tecniche e i segreti professionali per vicinanza fisica, non per studio e rielaborazione delle tecniche del suo mentore. Per il seguace il GURU non sbaglia mai a posizionare (per esempio) un sito, è Google – nel caso – a non seguire il volere del GURU e delle sue tecniche perfette. In quanto tendenzialmente settario e adepto, il seguace non ha un approccio critico: adsorbe e tenta di replicare.

Con fortune alterne.

Il Seguace, ove dotato di una personalità propria, a un certo punto rinnega suo padre e se stesso (lasciando tracce imperiture di tale metamorfosi sui social e sui blog) e passa al livello superiore di Aspirante o Sedicente GURU. La probabilità di successo nella sua scalata alla Guruità, termine che indica lo stato dell’anima proprio del GURU, sono direttamente proporzionali alla probabilità che il GURU seguito sia effettivamente un GURU.

In virtù di ciò, il Seguace può attraversare un periodo di appartenenza alla categoria “Quelli che parlano male di…” di cui ci apprestiamo a parlare.

Ove la scalata alla Guruità non fosse coronata da successo il seguace prova, tipicamente, con un altro GURU entrando in un loop limitato superiormente nel tempo dal numero di GURU presenti.

Quelli che parlano male di…

Le comari del web

Un signore – molto saggio – un giorno mi disse “vedi, io non parlo mai male dei miei concorrenti. Anzi, quando se lo merito ne parlo bene, soprattutto se sono i migliori del nostro settore. Questo perché, essenzialmente, non li temo e voglio che questo sia chiaro al potenziale cliente che ho di fronte”.

Una grande lezione.

Se ci aggiungiamo il fatto che se sputi con angolo di 90 gradi rispetto al terreno e non ti sposti lo sputo ti ricade in faccia, alla grande lezione aggiungiamo anche la rappresentazione plastica.

Eppure, in ogni ambito professionale e fra le comari del paesino di De Andreiana memoria, parlar male dei propri concorrenti (o dei GURU inimici…) è sport abbastanza diffuso.

E’ abbastanza evidente che, giunti a questo punto, molti mi classificheranno in questa categoria. Li capisco e compatisco allo stesso tempo (si veda, anche, alla voce coda di paglia).

Nelle mie peregrinazioni in rete direi che quelli che parlano male di sono molti e i loro strali si concentrano su tre nomi in particolare.

Molti nemici molto onore, si dirà e, in un certo senso è vero.

Se trovi molti disposti a sparlare di te evidentemente gli hai dato un motivo per farlo: fra maschietti, tipicamente, è sempre una questione di testosterone e lunghezza del pene (KW che, su Google e per la lingua italiana vede “Focus.it” in prima posizione su un totale di 487.000 risultati; cercando fra le immagini direi che si possono vedere cose interessanti…).

E quali sono i tre nomi su cui mi sento di dover spendere due parole in più ?

  1. Salvatore Aranzulla
  2. Francesco Margherita
  3. Giorgio Taverniti

Sono dei GURU ? Non lo so: ma di certo sono nomi e personaggi sui quali si discute, ci si divide e si prende una netta posizione (e qui il discorso torna al testosterone).

Salvatore Aranzulla

salvatore aranzulla

Una sorpresa: se cercate “come fare per avere il pene più lungo” il blog di Salvatore Aranzulla non compare affatto nelle prime posizioni.

E’ pur vero che se in ambito “tecnologico” uno cerca su Big G “come fare per…” molto spesso e quasi sempre un post del “mitico” Salvatore salta fuori in prima posizione e fra le prime posizioni.

Blog storico con millemila accessi al giorno e, si presume, qualche bel soldino guadagnato con i banner.  Chapeau.

Non so se Aranzulla sia un GURU, ma come testimoniano i numeri, è uno che sicuramente ce l’ha fatta.

Quelli che parlano male del blogger pasticcere da un milione di euro l’anno (e ‘sticazzi !) sostanzialmente riconducono tutto a due fatti principali:

  • Il primo (ante trasferimento del blog) di tipo tecnico, legato al “trust” di Virgilio. In altri termini il posizionamento del blog non era merito del bolgger, ma della piattaforma
  • Il secondo legato al fatto che l’Aranzulla è (personalmente) ridicolo, poiché offre informazioni che chiunque potrebbe fornire e che solo la plebaglia ignorante può apprezzare

Come tutto il resto del post la semplificazione che farò è terrificante: i detrattori del Nostro riconducono tutto a meriti non suoi e a uno stuolo di ignoranti che lo seguono. Quest’ultima affermazione può essere utilizzata per demolire (si fa per dire) qualsiasi GURU e sminuirne la GURUITA’.

Ammesso e non concesso che ciò sia vero si può facilmente osservare che il merito di Aranzulla, quantomeno, è quello di averci pensato e di averlo fatto al meglio e probabilmente per primo. E non trascuriamo il fatto che di utonti (ovverosia utenti inesperti pronti a prendere per oro colato tutto ciò che gli si propina) ce n’è un sacco. Ciascuno di noi, in almeno un settore del commercio, è sicuramente un utonto.

A questo punto entriamo nell’aneddotica personale (faccio come Manzoni ne “I Promessi Sposi”: se volete potete passare al paragrafo successivo, quanto segue non aggiunge e non toglie nulla, forse…).

Ai tempi dell’Università, in quel di Casalecchio di Reno – appartamento a 50 metri dal fiume, con i primi caldi si veniva assaliti da zanzare fameliche (nostrane, le zanzare tigre, ancora, non erano sbarcate in Europa). Erano i primi anni ’90. Il futuro Ing. Battistoni conversando con i coinquilini affermava “possibile che al posto dei fornelletti elettrici che ci intossicano, non sia possibile utilizzare ultrasuoni o infrasuoni per tener lontani gli insetti ?”.

Ebbene: era possibile. Tantoché, oggi, questi dispositivi vengono comunemente venduti a prezzi che variano dai 15 ai 30 euro ciascuno.

Come dire: io ci ho pensato, ma non sono passato dal pensiero all’azione.

Saltiamo ai primi anni 2000: il Dott. Ing. Battistoni (nel frattempo passato alla libera professione), discutendo con il proprio commercialista affermava che “sarebbe davvero carino montare il disco orario su un meccanismo da orologio, così da poter impunemente parcheggiare ben oltre il tempo consentito… quasi quasi costruito un prototipo…”.

Anche in questo caso al pensiero non seguì l’azione. E fu un bene: qualche mese fa un qualche genio partenopeo ha applicato con successo l’idea… venendo arrestato (notizia di fine 2014, inizio 2015).

Sono convinto che se al posto del Liceo Scientifico avessi fatto l’ITIS a quest’ora sarei seduto su un mucchio di soldi.  Ma è andata così. La prossima vita rinasco geometra o elettricista.

Morale: se pensi e non fai (o se, banalmente non sei in grado di pensare o fare) è inutile prendertela con chi mette in pratica idee tutto sommato, semplici. Che poi, da sempre, sono le soluzioni vincenti.

A tale proposito vedere alla voce rasoio di Occam (così facciamo felici anche i SEO Umanisti in ascolto e in visione… stavo per scrivere Onanisti, sarà un lapsus freudiano ?).

Francesco Margherita

margherita

A mio modesto parere, che peraltro condivido, i problemi di Francesco Margherita con il resto del mondo (professionale) sono, essenzialmente, legati al fatto che il poveretto propone un approccio “diverso e laterale” alla SEO.

Per quel che ho capito, egli predilige un approccio semantico in luogo di tecniche (oltremodo efficaci) più o meno lecite legate a pratiche border line e prossime alla black hat. E’ possibile che io, leggendo qua e là abbia capito male, ma mi pare che l’oggetto del contendere sia l’eresia della semantica opposta alla sacralità della link building.

Anche in questo caso la semplificazione è talmente rozza che è naturale che nasca spontaneo l’insulto. Non me la prendo, davvero.

Per la mia (poca) esperienza e dai (pochi) test effettuati si può affermare che l’approccio di Francesco sia probabilmente più lento rispetto ad altri, ma probabilmente foriero di risultati più solidi e duraturi nel tempo. E, come dicono i nostri vecchi, chi va piano va sano e va lontano.

Tornando all’aneddotica personale: facendo circa 40.000 Km/anno in auto, la maggioranza dei quali in autostrada capisco che, in presenza di traffico intenso zigzagare ai 150 all’ora ti consente di arrivare prima a casa; ma ti assumi un rischio non da poco.

Io preferisco (da sempre) viaggiare tranquillo a 120-130 Km/h, però costanti.

In media si arriva a casa in entrambi i casi, ma si gioca con la vita propria e, soprattutto quella degli altri (nel caso della SEO con la reputazione web dei clienti, spesso senza informarli dei rischi connessi alle pratiche adottate).

Spendo, anche, due paroline sul gruppo Fatti di SEO (gestito e/o creato da Francesco).  E’ pur vero che spesso le domande che vengono fatte sono di una banalità rivotante (anche per i SEOfiti come me, lo ammetto): ma la possibilità di trovare una risposta a una domanda apparentemente stupida (leggasi, anche, la disponibilità a darla) la trovo una gran bella opportunità offerta ai naviganti.
Torniamo all’aneddotica personale (anche qui, se volete saltate, non vi perdete nulla. Forse…): in fiera a Bologna ospite di un partner, vedo il titolare dell’azienda (ambito: informatica e CAD; utenza della fiera: professionisti e scolaresche in gita) dedicare la stessa attenzione e cura indipendentemente dal fatto che l’interlocutore fosse un cliente o uno studentello di istituto tecnico.

La domanda nacque spontanea e gliela feci: “ma perché fai così ?”.

Risposta: “perché quello studente, domani, magari diventa il direttore di un’azienda e potrebbe diventare mio cliente”.

Morale: chi ti vede coltivare un orto, spesso, ti prende per scemo… perché sprecare tutto quel tempo per tre zucchine, quando al mercato costano meno di un euro al Kg e magari te le mangiano tutte le bestie e i parassiti ?

Avete presente il gusto di un pomodorino coltivato sul terrazzo di casa ?

No ?

Piantate un pomodorino, aiutatelo a crescere sano, gustatelo e capirete…

Giorgio Taverniti

giorgio taverniti

Io sono uno di quelli che su Giorgio Taverniti ha espresso, non in forma di blog (c’è chi lo fa molto meglio di me e con  maggior profitto) ma in forma di commenti sui social, le mie perplessità.

Ne ho parlato forse male. Sicuramente non bene.

Come nel caso di Aranzulla, se cerchi un’informazione sulla SEO da SEOfita al 90% finisci sulle sue pagine che dispensano consigli e tutorial, che qualcuno può anche ritenere banali e che qualcuno può ritenere scontate. Come nel caso di Aranzulla.

E, in parte, lo sono pure: tutto sta a capire perché quelle banalità vengono scritte e dette. Come nel caso di Aranzulla.

Secondariamente: la visione dei video con i quali “il nostro” ammorba(va) i social (in particolare Google+) a causa delle componenti armoniche della voce di Giorgio, mi ha creato non pochi problemi.
Lo disse Sgarbi della Iervolino: “anche l’orecchio vuole la sua parte”.

Invero l’accusa di banalismo finalizzata solo al proslelitismo, in rete e privatamente (nel senso, te lo sussurrano all’orecchio) al Giorgio la fanno in molti, così come quella di essere solo un frontaman al servizio dei veri SEO che lavorano alle sue spalle.

Devo dire che ero abbastanza d’accordo con questa versione popolare. E che ciseocifai.it è stato ispirato proprio dal faccino e vocino del Tave.

Senonché c’è sempre un momento in cui le persone si svelano per ciò che sono dentro.

Per dirla con il Perozzi (si veda al proposito Amici Miei Atto II) “Che cos’è il genio ? E’ fantasia, intuizione e velocità di esecuzione”.

Succede, qualche giorno fa, che mi ritrovo in un thread Facebook assieme a Taverniti e Francesco Margherita che, nell’occasione, ringraziava Giorgio per non so cosa.

Io, da noto provocatore quale sono (lo ammetto), commento dicendo che “la mia stima per Tave è purtroppo avversata dalla nota idiosincrasia per le componenti armoniche della sua voce”.
Risposta del Tave “Caro Nicola, se mi suggerisci una voce che gradisci la prossima volta mi faccio doppiare”
Gli rispondo che, purtroppo, Tonino Accolla ci ha lasciato da poco. Ma, e qui faccio ammenda pubblica, una risposta così autoironica (e io di autoironia ne so qualcosa, modestamente…) la può dare solo uno dotato di grande intelligenza. Un imbecille mi avrebbe mandato, direttamente e semplicemente affanculo (avendone peraltro piena motivazione).

Chapeau.

In sostanza alla domanda “ma Giorgio Taverniti c’è o ci fa ?”, la risposta che mi sono dato è “Sostanzialmente, ci fa…”.

Con buona pace dei suoi detrattori, che dovranno farsene una ragione.

Fine della tirata.

Le Social Gnocche

Il paragrafo è un omaggio a un’amica, che si sarà di certo riconosciuta e nel frattempo divenuta cara, conosciuta a uno dei tanti eventi struscio che si organizzano (io ne frequento pochi e selezionatissimi, come si dice in questi casi).

socialgnok

C’è un gruppo di operatrici del web che, al grido di #socialgnok si autodefiniscono, le comari del web. Tutto questo è, naturalmente, un pretesto per dire due paroline sull’altra metà del cielo.

Avrete notato che, nelle dispute testosteroniche che avvengono dentro e fuori ai social, una donna difficilmente la troverete quale parte attiva e tignosa. La loro aggressività e competitività la riservano alle loro simili. Gli ometti li considerano esseri inferiori, peraltro con un certo livello di ragione.

Abituata da una natura bastarda alla sofferenza fisica, la rappresentante del gentil sesso, sviluppa sin dalla tenera età una tenacia e perseveranza (spesso le si imputa la mancanza di sbuzzo creativo) che tende a farla prevalere, nel lungo periodo, sul concorrente maschio.

Erroneamente considerata dal titolaremaschiodellagency un mezzo per intortarsi i clienti grazie all’indubbia avvenenza fisica, essa è la vera anima dell’agency stessa, nella quasi totalità dei casi la vera mente e stratega. Non a caso, da sempre, le guerre le combattono i maschi a causa di esse stesse.

Da Elena di Troia in poi è sempre stato così. Facciamocene una ragione.

Millenni di apparente sottomissione sono serviti loro solo a preparare il terreno per un futuro migliore e una pace duratura, che non prevede la presenza di maschi. Se non in ruoli subalterni e/o passivi.

Cari colleghi maschi, ci aspetta un futuro (degnissimo) da casalinghi… forse saremo abbastanza fortunati (noi che abbiamo superato i 40…) da scamparla, ma prepariamo le nuove generazioni a ciò.

Anzi no: ci stanno già pensando le #socialgnok.

La verità è che ci tengono, anche professionalmente e biologicamente in vita solo per una questione di continuità delle specie: il tempo per sviluppare la riproduzione asessuata e saremo formattati senza pietà.

Gli Onesti Lavoratori del Web

Gli Onesti Lavoratori del Web

Il dubbio, su questo paragrafo era se intitolarlo “i poveri sfigati” o se mantenerlo e aggiungere il paragrafo “i poveri sfigati”.

Alla fine la decisione è stata di scrivere solo questo paragrafo: la speranza è che un onesto lavoratore del web non venga scambiato sistematicamente per un povero sfigato.

L’onesto lavoratore del web (o il povero sfigato) è uno che, facendo leva sulle sue competenze ed esperienze tenta – onestamente, appunto – di campare la famiglia raccontando in giro ciò che sa fare, tentando di farsi pagare adeguatamente per ciò che fa (potendo dimostrare questo “carte alla mano” o in corso d’opera…).

In pratica sono, rispetto alle categorie sopra descritte “tutti gli altri”. Popolo silenzioso e spina dorsale delle community sono coloro che, spesso con ingiustificato entusiasmo, si approcciano all’universo del Web affascinati dalle storie di coloro che, in qualche modo, ce l’hanno fatta.

E provano a ripercorrerne i passi, con piglio cazzuto e tanta buona volontà.

Sono, ovviamente, l’ultimo anello della catena alimentare: qualcuno se ne accorge, ma mediamente troppo tardi. Nuotare nella vasca degli squali, come noto, comporta qualche rischio.

I più vengono mangiati o finiscono, quando va bene, incatenati alle scrivanie a scrivere post di 1.000 parole per 8-10 euro. Sono i novelli schiavi del web.

Altri riescono, come le remore, ad avvinghiarsi allo squalo di turno riuscendo a cavarsela, anche con una certa dignità e soddisfazione.

Altri ancora, visto l’ambiente, ringraziano sentitamente e – visto il rapido declino delle retribuzioni (si ringraziano sentitamente fuffologi e cuggini al proposito) – saltano fuori dalla vasca e si dedicano ad attività decisamente meno rischiose e profittevoli tipo, lo spaccio, lo sfruttamento della prostituzione.

Nei casi più disperati, tentando la carriera politica. Si è infatti sparsa la leggenda metropolitana che un twittatore compulsivo sia riuscito a diventare, addirittura, presidente del consiglio e che il titolare di un blog seguitissimo sia risuscito (quasi) a diventarlo. Purtroppo trattasi di condizioni necessarie ma non sufficienti per riuscire nell’impresa. Cari fratelli, io mi ritengo un povero sfigato. Fortunatamente, per me, la SEO resta – essenzialmente – un bel gioco e un grande stimolo intellettuale riuscendo, al momento e non per quanto ancora, a vivere d’altro.

Summa e Morale: fratelli, non ci resta che piangere.

Conclusioni

La SEO, professionalmente parlando, è una mare vastissimo, talmente vasto che nessuno può dire di maneggiarla nel suo insieme e di poterla affrontare con approccio olistico. I più onesti possono dire, con qualche speranza di non essere smentiti, di padroneggiarne una qualche componente.

Un professionista serio potrà consigliare chi ha davanti sull’approccio migliore in base al budget disponibile e all’obiettivo del cliente mettendo in conto che, di fronte a pretese assurde, a un cliente si può dire “grazie, no: ma io sulla luna in bicicletta non ti ci posso portare”.

Al limite posso darti una strategia e indicarti il team di specialisti che possono darti un qualche risultato utile per te e la tua attività. Chi si improvvisa professionista, a parole, su Marte ci va a piedi. Andata e ritorno in giornata.

Il fatto (vero) è che l’ignoranza della materia, in primo luogo fra i potenziali clienti (secondariamente, purtroppo, fra chi nella mischia “ci si butta e basta”), è largamente diffusa.

E questo fa danni incredibili: tanto alle aziende che spesso investono a fronte di fuffa venduta a poco prezzo, quanto ai professionisti seri spesso costretti a rapportarsi e a dover spiegare il perché la loro SEO “costa” 10 volte tante quella del cugino della sorella dell’amico della portinaia.

Perché al giorno d’oggi (come sempre) non si vuole o non si riesce a dare un valore alla professionalità (e alla cultura che ci sta dietro). E’ per questo che tuttologi e fuffologi imperversano ed è per questo che, travisando il precetto Cartesiano “penso quindi sono” vivono secondo il precetto “scrivo sui social, quindi esisto”.

Non solo: i sopracitati tuttologi e fuffologi, fidando sull’ignoranza dei più e della credulità di tanti riescono ad ergersi come maitre a penser della rete, spalando sterco sugli altri e ottenendo credito da persone, tipicamente, simili a loro.

E’ la mediocrità al potere. O, meglio, che mira al potere. E un mediocre lo riconosci a orecchio, spesso anche a naso: loda sé stesso e allo stesso modo e tempo denigra i propri concorrenti senza addurre mai un argomento e un prova concreta. E’ sempre così. Fidatevi, con un po’ di tempo e applicazione è facilissimo imparare a riconoscerli.

Un fraterno consiglio. Non litigate mai con un così, perché vi porta al suo livello e poi vi frega con l’esperienza.

Evitatelo, ritiratevi strategicamente e aspettate che la natura faccia il suo corso. Il tempo è, mediamente, galantuomo. 

In conclusione: nel nostro agire quotidiano noi, a cosa siamo aggrappati ? (astenersi da facili battute da avanspettacolo, please). Sostanzialmente al fatto che c’è del buono in questo mondo, cari fratellini e cari drughi, ed è giusto combattere per questo.

Certo, una guerra combattuta con metodi convenzionali richiederebbe anni e costerebbe troppe vite umane. In questo caso occorrerà trovare trovare qualcosa di diverso: io penso che questa situazione richieda che qualcuno faccia un’azione assolutamente futile e stupida. Si tratta solo di stabilire quale.

My two cents.

Ciao ! Sono Nicola Battistoni

Ingegnere in telecomunicazioni prestato al web marketing, alla SEO e alla consulenza ICT. Possiedo il raro dono del congiuntivo e mi diverto a scrivere di cose che mi piacciono e condividere cose che imparo. E abito a Mondaino (RN), che non è cosa da poco !

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Commenti (1)

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    WpSEO

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    Che dire.. oggettiva, sarcastica e ironica al punto giusto!
    Un’analisi veritiera di quello che è il nostro mercato e di chi sono i personaggi che lo popolano, complimenti!

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